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L’Arena - martedì 30 marzo 2004 spettacoli pag.42

 

UN POKER D’ASSI PER L’ESTRAVAGARIO



Premio per miglior regia, compagnia e allestimento e persino il FaberTeatro Bronzato: «Non mi pareva vero»

Estravagario pigliatutto.La compagnia teatrale veronese ha sbancato sabato sera a Vicenza il concorso La Maschera d'oro, il prestigioso festival nazionale del teatro amatoriale giunto alla sedicesima edizione. Con Cenerentole in cerca d'autore , l'Estravagario Teatro ha conquistato il premio come miglior compagnia (Maschera d'oro), il premio per la miglior regia e quello per il miglior allestimento (scene, costumi, trucco, luci e musiche), aggiundicandosi anche il "Faber Teatro", il riconoscimento creato nove anni fa dall'Associazione Artigiani, che porta la compagnia di diritto ad esibirsi al Teatro Olimpico di Vicenza nel cartellone professionista.
«Quando ho sentito il nostro nome non potevo crederci», dice emozionato
Alberto Bronzato, regista e anima della compagnia. «Non mi pare sia mai successo che una sola compagnia vinca tutto. Ma in questo spettacolo credevamo molto, e questo premio ci conforta, soprattutto dopo che è stato escluso dalle finali del Premio Totola».
Presentato la scorsa estate nella stagione dei cortili, Cenerentole in cerca d'autore è la storia di Cenerentola vista con gli occhi di dieci autori, dai classici alla commedia musicale.
«E' nato per scommessa, perché non c'era un testo», spiega Bronzato, «ma solo il libro di Rita Cirio, il critico teatrale. Con Davide Conati, un veronese giovane autore di testi di canzoni, abbiamo voluto provare a trarne un copione, come aveva fatto anni fa il Teatro della Tosse di Genova. I dieci "autori" che abbiamo scelto sono i tragici greci, Shakespeare, Ruzante, Goldoni, Pirandello, Feydeau, Beckett, Tennessee Williams, Brecht, per finire con Garinei e Giovannini. Ma se ne potevano scegliere altrettanti, per altrettanto divertimento. Tutto è giocato sui cambi di costumi e di alcuni elementi scenografici, nonché sui cambi di stile dei personaggi».
Non è la prima volta che l'
Estravagario Teatro si aggiudica la Maschera d'oro. L'aveva vinta nel 1996 con Capitan Fracassa che aveva fruttato anche allora il Faber (e all'Olimpico portarono l' Arlecchino ) e prima ancora nel 1993 con il bellissimo Una volta nella vita dedicato al cinema muto. Ma mai aveva ottenuto tutti i premi, un riconoscimento alla grande professionalità di questa compagnia nata nel 1988 dagli insegnamenti di Giorgio Totola, «colui che come eredità ci ha lasciato dentro, nell'anima, l'amore inesauribile per il teatro» dice Bronzato. Un amore che ha portato questa compagnia a 100 serate all'anno e a gestire un teatro (Stimate), dopo averne creato uno, l'Estravagario Teatro Tenda, che ormai vive di vita propria.
Da incorniciare le motivazioni. «Diversamente da quanto accade di solito, l'allestimento di Cenerentole in cerca d'autore non punta sulla magnificenza di scene e costumi, quanto piuttosto su un'estrema mobilità, capace di dare conto della continua metamorfosi dei personaggi e delle situazioni (...) e l'uso sapientissimo delle luci e dell'ampio spazio affidato al gioco degli attori, che lavorano quasi sempre su due piani».
Per quanto riguarda la regia, «
Alberto Bronzato mette in contatto l'eroina con una variegata compagnia di autori (...). Ne esce un viaggio intelligente "dentro" il teatro, le sue emozioni, idee, meditazioni e filosofie, con la lodevole aggiunta di un leggendario "digest" di umorismo, ironia e giovanile entusiasmo. Nel segno di un ritmo da ottimi professionisti».
Per la Maschera d'oro, infine: «Non è soltanto una straordinaria performance (...) ma anche una sfida all'individualità dell'attore sul palcoscenico, perché il ruolo dell'eroina è multiplo e affidato a interpreti diversi, così che un solo protagonista diventa in realtà un passaggio continuo e a vista di testimone. Insomma, per uno spettacolo che è sostanzialmente corale e declinato specialmente al femminile occorre una compagnia che sia straordinariamente affiatata, ma che sappia anche stare sempre al gioco e divertirsi sul palcoscenico insieme con il pubblico, captandone umori e suggerimenti, senza mai perdere il senso della misura».

Daniela Bruna Adami



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