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Teatro. Estravagario di Verona al secondo appuntamento della Maschera d’Oro
Cenerentola esce dalla fiaba

Eroina per ogni stagione, dai classici greci al musical


di Maurizia Veladiano


Vicenza. Cenerentola in cerca d'autore. Ovvero l' eroina di Perrault al centro di un uragano d' invenzioni stilistiche capaci di trasformarla in uno Zelig scatenato e irresistibile.
Il secondo appuntamento con la "Maschera d'Oro", sedicesimo festival nazionale del Teatro Amatoriale, ha visto protagonista sabato sera al San Marco l' Estravagario di Verona. La compagnia, che già nel nome (mutuato da un' opera minore di Pablo Neruda) segnala la sua propensione per le esplorazioni e contaminazioni espressive, si è cimentata con un lavoro che ben corrisponde al suo poliedrico dettato artistico.
Liberamente ispirato a un suggestivo testo di Rita Cirio, " 12 Cenerentole in cerca d'autore ", stampato da Quadragono libri (poi ripubblicato da Nuages) con illustrazioni di Lele Luzzatti, lo spettacolo si avvale della rielaborazione originale di Davide Conati, che infonde all'allestimento un' atmosfera decisamente singolare.
Il movimento complessivo, improntato a una leggerezza sorridente e ironica, racconta la fiaba di Cenerentola da dodici differenti punti di vista. Un esercizio stilistico che attraversa di slancio l' intera storia del teatro, dai classici greci fino al musical contemporaneo, con divertenti parodie di modi e situazioni che vedono la delicata fanciulla cavalcare ogni sorta di avventura, fino ad approdare, nei panni di uno stralunato "fanciullo" in cerca d'identità (sessuale), nelle atmosfere morbosamente afose di una Louisiana alla Tennesse Williams.
Un gioco drammaturgico scoppiettante e inesauribile. Dalla Cenerentola della nostra infanzia, narrata da maestri e nonni in vena di tenerezze, si passa a quella enfaticamente alta e solenne (Cenerigone) dei tragici greci, su cui si apre a sorpresa anche una ribollente finestrella littoria. Risate a crepapelle quando i siparietti dell' Estravagario ripercorrono il feroce universo ruzantiano, con una Cenerentola tipo "Moscheta", spudorata anzi che no, cui fa da immediato contraltare quella evocata da un elegante vaudeville condotta da un Feydeau in vena di palpitanti virtuosismi.
La regia di Alberto Bronzato, scintillante e fluida, si muove in gran scioltezza fra autori, umori e ambienti diversi, senza mai abbandonare quella sottile linea di confine su cui l'ironia ricama tempi e atteggiamenti in totale sintonia con il testo tracciato da Davide Conati.
Beckett e Goldoni, Shakespeare, Brecht e Pirandello diventano altrettanti momenti di un'esilarante cavalcata teatrale, che fra lucciconi e sberleffi, toni alti e bassi, costeggia senza inibizioni anche i territori crepitanti della Commedia dell'Arte, regalando all'insieme un delizioso tocco d'improvvisazione e freschezza.
Veloce, ben amalgamato, con ottimi interpreti, lo spettacolo dà libero campo alle sue multiformi cenerentole, che non indietreggiano di fronte a nulla, incarnandosi nelle eroine e nelle trame di tante stagioni e di tanti autori, pigiando spesso l'acceleratore sui vizi e sui tic delle messinscene degli ultimi trent'anni.
Non era un lavoro facile, ma la regia di Bronzato ha tenuto la barra al centro e ha condotto in porto un allestimento di grande vigore rappresentativo, al cui esito molto hanno contribuito Luigi Mazzaglia e Raffaella Camponogara (ideatori di una scenografia semplice e funzionale realizzata con pochi, efficacissimi elementi); Luciana Martini, l'infaticabile costumista; e Giannantonio Mutto, autore delle canzoni originali.
Epilogo musicale per una prova corale solida e convincente, che ha visto protagonisti Barbara Andreotti, Valeriano Benetti, Loredana Bouché, Monia Cimichella, Andrea Di Clemente, Barbara Fittà, Tiziano Gelmetti, Alessandro Gennari, Filli Nazzaro, Patrizia Pesente, Irene Ponza, Ermanno Regattieri, Stefano Scartozzoni, Michele Schenato, Roberto Zocca.