Il Gazzettino - Martedì 27 Febbraio 2001

Teatro ad Adria.
Aria di festa al "Teatro Ferrini"
Ottimo "Arlecchino" dell'Estravagario di Verona

Adria
NOSTRO INVIATO
Aria di festa l'altra sera al "Teatro Ferrini" completamente restaurato alla maniera antica, dove ha preso il via una rassegna dedicata al teatro veneto, che sta conoscendo un ritorno "alla grande". Non per niente in tutte le province della regione, nascono di continuo nuove formazioni che cercano di proporre i testi più significativi di una tradizione finita in ombra, senza però rifarsi alla lezione degli attori di ieri. Vale a dire i Baseggio, Micheluzzi, Cavalieri, tanto per citare alcuni degli interpreti che hanno affollato i vari teatri maggiori e minori fino al dopoguerra, quando la politica ha imposto la sua cifra retorica che nel versante delle stabili dura ancora. Per aprire la rassegna che durerà fino alla metà di giugno, quando le formazioni più valide diventeranno protagoniste nei capoluoghi, a cominciare dalla nobile città di Venezia, è stata la compagnia "Estravagario Teatro " di Verona, ormai al suo decimo anno di attività (ha iniziato con "La rivoluzione è finita" di Nello Saite) definita dagli esperti "Una formazione di professionisti che ha scelto di non militare nel professionismo". Un giudizio confermato puntualmente dal modo inventivo con cui sotto la regia di Alberto Bronzato ha saputo proporre un testo famoso di Carlo Goldoni, intitolato "Arlecchino servitore di due padroni". Scritto dal grande classico in due tempi, dapprima nel '45, poi nel '53, quando in seguito ad una proposta del Sacchi, famoso interprete della maschera di Arlecchino, ha deciso di abbandonare la professione forense, per intraprendere quella di autore teatrale tentato di offrire in palcoscenico un quadro della società lagunare descritta nei suoi aspetti più vari. Non escluso quello della crisi, che affiora di continuo nei suoi lavori, più felici, che tuttora divertono le platee di mezzo mondo. A cominciare giusto dall'Arlecchino "servitore di due padroni", che nel vasto panorama goldoniano come bene è stato sottolineato dal programmino distribuito all'entrata del teatro "Ferrini" (di una eleganza che fa presa addirittura nell'animo), rappresenta "un unicum, l'unica opera scritta per divertimento, senza intendimenti professionali e collocabile a mezzo fra la commedia dell'arte e le nuove commedie di carattere". Non per niente la vicenda si articola in una sorta di atmosfera surreale, che punta al divertimento lasciando da parte il giudizio morale che diventerà una sorta di costante dei testi che scriverà in un crescendo mozzafiato. Data la notorietà dell'"Arlecchino" che per merito di Strehler ha riscosso applausi nei paesi più impensati del globo, è perfettamente superfluo dilungarsi nel racconto della trama che sa di pretesto comico. Meglio invece sottolineare che nell'allestimento dell'"Estravagario Teatro " viene talora da pensare ad un recupero delle marionette, all'interno del quale "trovano perfetta collocazione le maschere". Insomma un gioco scenico vivacissimo, reso calamitante dalla bravura degli interpreti, che vanno elogiati in blocco, da Bronzato a Tiziano Gelmetti a Giulia Triberti a Valeriano Benetti ad Andrea di Clemente a Barbara Maggiolo a Fiorenzo de Togni ad Ermanno Rigattiri a Virna Panarotto, festeggiatissimi dal pubblico. G.A. Cibotto