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Venerdì 10 Agosto 2001
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Teatro nei Cortili.
L’Estravagario ha affrontato un testo impegnativo, «Uno sguardo dal
ponte»
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Il salto drammatico di
Bronzato
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Regista e attori ben
tratteggiano il «chiaroscuro» dei personaggi Eccellenti le prove di
Gelmetti e della rivelazione Tiziana Totolo
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Dopo tante commedie
brillanti e musicali Alberto Bronzato cambia rotta e tuffa la sua
compagnia in uno dei grandi drammi del sogno americano: «Uno sguardo
dal ponte» di Arthur Miller. Il commediografo, da sempre interessato
alle vicende umane inserite in precisi e grigi contesti sociali,
mette al centro della vicenda (ispirata da un fatto di cronaca
realmente avvenuto in un sobborgo di Brooklyn a New York) Eddy
Carbone, un emigrante italiano, e la sua famiglia composta dalla
nipote Cathy e dalla moglie Beatrice. Come tutti gli emigranti Eddy
non rifiuta ospitalità a due parenti che arrivano dalla Sicilia in
cerca di un riscatto sia economico che sociale. Al di là delle
precise ed acute osservazioni sui risvolti sociali di Little Italy,
Miller inserisce il dramma nel dramma quando Eddy scopre di nutrire
una bruciante passione per la diciottenne nipote Cathy, che ha
cresciuto dopo la morte della sorella. Fino ad arrivare alla catarsi
finale dove il sangue lava tutte le ombre. Bronzato ha curato con
particolare attenzione l'ambientazione con le scene di Raffaella
Camponogara, che riproducono la povera casa di Eddy, i sobborghi del
porto, la stanza dell'avvocato. Semplici fari illuminano di volta in
volta i diversi scorci, lasciando il palco parzialmente in ombra,
metafora delle tenebre che si annidano nella mente di Eddy. Oscurità
sulle quali Alberto Bronzato non ha però voluto porre l'accento fin
dal primo quadro, lasciando al bravo Tiziano Gelmetti il compito di
addentrarsi a poco a poco nei meandri della passionalità di Carbone.
Così Tiziano Gelmetti, attore di lunga esperienza, che qui ha
fornito una delle sue migliori prove, ha lasciato spazio anche a
colori chiari nel tratteggiare, all'inizio, la personalità di Eddy,
che pian piano si avvolge su se stessa nel corso della vicenda.
Ma la vera grande rivelazione dello spettacolo è la giovane
Tiziana Totolo che ha recentemente conquistato il premio di migliore
attrice al Festival nazionale di Gorizia, nella parte di Catherine.
Tiziana, 22 anni, proviene dal «vivaio» del gruppo
«Einaudi-Galilei», guidato da Baldi e Gelmetti, ed ha già lavorato
in altri spettacoli più leggeri, ma in questo difficile ruolo
drammatico dà il meglio di se stessa, sapendo modulare
l'interpretazione su diverse corde, cambiando registro in perfetta
assonanza con il personaggio: prima solare verso lo zio, e poi
sempre più cauta e diffidente, a difesa della propria identità
femminile. Bronzato ha scelto di connotare il personaggio di
Beatrice (della brava Tiziana Leso) nel segno della buona moglie
remissiva, che manca di quella civetteria che la gelosia per
l'atteggiamento del marito potrebbe suscitare. Sempre poliedrico
Luca Fioravanti (Marco) che si rivela un siciliano molto credibile
(anche nella parlata), asciutto nei gesti e nelle espressioni,
perfetto contraltare dello straripante bonaccione e quasi troppo
biondo Rodolfo di Matteo Ferrari. Alberto Bronzato (che non
compare sul palcoscenico come attore) ha condotto uno studio attento
dei personaggi, mettendo in rilievo la difficoltà di rapporti fra
loro ed inserendoli in un contesto naturalista, pulito, dominato da
tenui luci. Emblematica la figura dell'avvocato che apre e chiude il
dramma: nelle battute finali riscatta la figura di Eddy dipingendolo
come un uomo «che mi ispira profonda inquietudine? ma che ebbe il
coraggio di essere se stesso fino in fondo». Il pubblico,
abbastanza numeroso, è stato travolto dalla tensione drammatica
degli eventi, accogliendo con applausi finali l'epilogo della
vicenda. Repliche ininterrotte fino al 14 agosto. E poi dal 17
ancora l'Estravagario Teatro proporrà la ripresa della divertente
commedia di Ken Ludwig «Cercasi tenore». Silvia Siena
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