IL PARADISO PUO’ ATTENDERE (1998)

“IL PARADISO PUÒ ATTENDERE” di Harry Segal – adattamento di Luigi Lunari

Alla base de “Il Paradiso può attendere” c’è una bellissima idea: un uomo, per una disattenzione, diciamo, del suo angelo custode, muore prima di quello che il Padreterno o il Destino avessero previsto per lui; e ottiene lo specialissimo permesso di ritornare al mondo nei panni di qualcuno che, giunto regolarmente al termine della sua vita, possa pertanto “imprestargli” il suo corpo, dando così l’avvio a tutta una serie di avventure che non è qui il caso di anticipare allo spettatore.
Bellissima idea, abbiamo detto; che si traduce in un primo tempo in una commedia di un certo Segal, poi Hollywood ne trae un film con Warren Beatty, che ha un grande successo mondiale. L’idea si trasforma, adattandosi non solo al mezzo tecnico (dal palcoscenico allo schermo) ma anche mutando vicende e caratteri dei personaggi: nella commedia il malcapitato protagonista è un pugile, nel film di Beatty, un giocatore di football americano…
L’idea di riportarla sulle scene, e ai nostri giorni, comporta il problema di “che veste dargli”. E’ parso impensabile, per esempio, ricondurre la storia nel chiuso di una palestra, dopo che Beatty aveva respirato nei grandi spazi verdi delle arene. Ma poichè il teatro è un luogo chiuso, e i grandi spazi verdi non esistono, ecco affiorare l’idea di una collocazione che rende ottimali quei limiti: il protagonista è un attore, che muore (indebitamente) alla vigilia della sua affermazione, e che cerca appunto un “corpo” d’attore per continuare a vivere e realizzare il suo sogno di recitare l’Amleto. Poi, come per le ciliegie, un’idea tira l’altra: la vicenda si svolge tra temi ispirati alla nostra attualità; i personaggi sembrano usciti da un settimanale in edicola, si parla di ecologia, di malavita, di grande industria, la forma si adatta a quel gusto per il teatro con canzoni che è così tipica del nostro tempo, il personaggio stesso del protagonista diventa… quello che voi vedrete nello spettacolo.