IL CAMPIELLO (2000)

Campiello
Questa grande commedia plebea!

Questo piccolo grande poema plebeo!

Una commedia popolare in senso profondo, non solo per il calore umano o per i suoi protagonisti: lo è senza risparmio. Il mondo chiuso del Campiello appare come un qualcosa di ancora compatto, con il quale si deve fare i conti. Nel Campiello il colore non c’è o quasi.

Il Campiello oltre che storia dei rapporti tra gli abitanti del Campiello, è la storia di un diffìcile rapporto tra un gruppo sociale ed etnico e un altro. Da una parte il Campiello – Venezia – popolo, dall’altra parte gli stranieri: napoletani, nobili, o seminobili, borghesi. Un Campiello dove troviamo in vari momenti una densità cifrata del linguaggio veneto, tenuto stretto, gergale, non divulgativo, veramente plebeo nella sua realtà di forza e che il verso solo esalta e fa squillare più alto.
Ecco i motivi per cui ho scelto di allestire: Il Campiello.

Il nostro secondo Goldoni. Un Goldoni completamente diverso da quello di “Arlecchino, servitore di due Padroni”, che si muoveva sugli schemi della commedia dell’arte. E per questo Campiello qual è la linea di regia che ho seguito? La linea che mi ha suggerito Goldoni, leggendo questo capolavoro così straordinario, ricchissimo, tenero in un amore per il popolo povero e senza carnevali, in un giorno di carnevale!

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