BERTOLDO E BERTOLDINO (1990)

BERTOLDO E BERTOLDINO

di Giulio Cesare Croce
Adattamento di Alberto Bronzato e Renato Baldi
Regia di Alberto Bronzato

Musiche di Giannantonio Mutto

 Nell’allestimento dello spettacolo, due le direttrici che abbiamo seguito:

1) Il testo crociano è piuttosto misero, privilegia le battute e i motti di spirito più che l’azione scenica o la caratura dei personaggi. Anche dal punto di vista narrativo, la prosa del Croce è ben poca cosa. Per non correre il rischio di annoiare ed anche in linea con quella sperimentazione teatrale che è una delle finalità dell’ Estravagario Teatro, si è pensato di contaminare molto liberamente i due testi originali, puntando maggiormente al ritmo e ad una visione globale del “fatto” teatrale, come spettacolo. Si è però voluto conservare la salacità e l’acutezza del protagonista attraverso battute che ne fanno un po’ il portavoce degli ideali (ma anche della polemica) del mondo contadino nei confronti dei signori. In questo senso si muovono anche la musica, ora regolare e aulica, ora sgangherata popolare e la scenografia, visivamente giocata sull’opposizione città-campagna, villaggio-corte.

2) Bertoldo non è una caricatura: si tratta, è vero, di un uomo assurdamente e comicamente brutto, volgare a volte zotico; ma gli si perdonano questi difetti per la limpidezza dell’intelligenza, per la sua capacità di ridere (e di far ridere) su tutto e su tutti e per una certa sua fierezza di contadino che affronta la vita caparbiamente, sapendo che “laorar l’è tribolar”, ma anche orgoglioso di ciò che ha e di ciò in cui crede. Da qui una visione del mondo fatta di cose semplici, di affetti familiari, di un mondo ristretto, ma comodo e schietto, nel quale si possa vivere e morire se non in pace, almeno con dignità; da qui l’avversione per le corti, per il mondo dei ricchi e dei potenti che, nemmeno loro, hanno la felicità, per i falsi valori. In questo senso Bertoldo più che caricatura ci pare un modello, un tipo umano ancor oggi presente; per questo Bertoldo non parla il nostro dialetto, ma una specie di koinè, mista di padani umori, a testimoniare la lingua non di una zona o di una epoca, ma un linguaggio più universale.

 

PERSONAGGI E INTERPRETI
Menghina: PRISCILLA ALTIERI
Re Alboino: VALERIANO BENETTI
Una villana – una cortigiana: MARCELLA BERNARDINELLI
Bertoldino: ALBERTO BRONZATO
Cuoca – una villana – una cortigiana: MONIA CIMICHELLA
Bertoldo: TIZIANO GELMETTI
Un villano – un cortigiano: FABIO GELMETTI
Marcolfa: TIZIANA LESO
Una villana – una cortigiana: LARA MARTINELLI
Regina Magonia: FILLI NAZZARO

Sbirro – un villano – un cortigiano: FABRIZIO RAIMONDI

Ciambellano: ERMANNO REGATTIERI

Una villana – una cortigiana: PAOLA TULLI

Scenografie: MARIO BERTONCELLI, GIORGIO PELOSO

Costumi: LUCIANA MARTINI

Luci: SERGIO BALTIERI,GRAZIANO COLTRI

Tecnico suono: FRANCESCA GUDENZI

Elementi scenografici: STEFANO TESSARI

Voci del coro: EMANUELA PERLINI, MASSIMO RIZZA